Monday, April 27, 2015

Carni dopate



Ho resistito solo pochi minuti alla puntata di Report in cui si parlava delle inchieste della magistratura di Cuneo sulle carni dopate (riporto dal sito della trasmissione): 

“Senza due inchieste della magistratura di Cuneo oggi le carni dopate di migliaia di vitelli sarebbero finiti sulle tavole. E bastato corrompere un veterinario della Asl e due grandi allevatori italiani di vitelli avrebbero potuto fare i loro sporchi affari sulla pelle degli ignari consumatori. Eppure tutti, dai grossisti ai macellatori, sapevano dell’utilizzo delle siringhe agli anabolizzanti. Ma per scoperchiare il sistema è stata necessaria un’indagine degna dell’antimafia, con intercettazioni e pedinamenti, e questo perché i controlli non avevano rilevato nessuna anomalia. I nostri ministri negli anni hanno decantato un sistema di controllo efficace che però efficace non è. E gli allevatori ne sono ben consapevoli visto che alcuni di loro sanno come aggirarlo, e anche i nostri ministri. Gli unici che non lo devono sapere sono i consumatori, che anzi, vanno rassicurati, perché se fossero informati di come funziona effettivamente la filiera, non comprerebbero più. Report racconta cosa si nasconde dentro quelle stalle: dall’uso sistematico dei farmaci (lecito), all’incapacità del sistema di controllo, europeo e quindi italiano, a scovare i trattamenti illeciti. Dall’inchiesta emerge anche come la politica europea ha consentito negli anni di aggiungere di tutto al latte artificiale. Alla fine viene il sospetto che tutti chiudano gli occhi per agevolare l’industria dell’allevamento intensivo.”

Resto felice della mia scelta di non consumare la carne, per ragioni di salute (ingoiare antibiotici ed anabolizzanti non è il massimo) ed etiche (le mucche dovrebbero starsene a pascolare su un prato, non in batteria a mangiare schifezze e subire ogni sorta di nefandezza). Credo che il consumo di carne faccia parte della nostra cultura e mi sembra tutto sommato normale che faccia parte delle abitudini della maggior parte degli italiani, ma resto convinta che il consumatore dovrebbe almeno cercare di far pressione affinché la crudele ed ingiusta pratica dell’allevamento intensivo senza scrupoli venga definitivamente fermata.

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