Stamattina stavo passaggiando per le strade di una Stoccolma pigra e lenta, forse a causa della pioggia e del forte vento, forse semplicemente perchè è domenica mattina.
Ad un certo punto ho notato un agglomerato di pullmini ed attrezzature tecniche su un ponte: stavano girando la scena di un film.
Al centro della scena, una donna, bionda, con i capelli legati ed un viso serio e contrito, che reggeva una bambina, anche lei bionda, seduta sul parapetto del ponte,le gambe a penzoloni verso le fredde acque del fiume. Non ho fatto in tempo a pensare "Oddio, ma non hanno paura che la bambina cada di sotto?" prima di notare che la donna aveva di proposito spinto la bambina. Un giubbotto rosa. Dei capelli biondi. Poi un tonfo. Mi si è raggelato (ulteriormente) il sangue.
Ho guardato con un brivido di terrore di sotto: un gommone stava recuperando una bambola, con una parrucca bionda ed un giubbotto rosa ormai fradicio.
Sunday, May 18, 2008
Ciak!
Tuesday, May 13, 2008
L'ignoranza genera una serie di afflizioni che frenano lo sviluppo spirituale dell'uomo
Denunciata prima dal Buddha, dopo il raggiungimento del «Risveglio», e successivamente da Patañjali negli Yogasûtra, avidyâ, l'ignoranza, appare come la causa di tutti mali che affliggono l'umanità; essa genera infatti, a cascata, una serie di afflizioni che impediscono all'uomo di fruire appieno della sua condizione nella scala dello sviluppo spirituale.
Ignoranza dunque della realtà autentica dell'uomo, della vita stessa e del suo significato; accecato dalle proprie personali frustrazioni, infatti, ognuno tende inevitabilmente ad attribuire alla Vita, anziché alla propria incapacità di comprenderne il senso, gli esiti infausti di aspirazioni fallimentari, «sfortune», incomprensibili crudeltà cosmiche.
Da questa limitata e distorta visione delle cose, l'ignoranza appunto, deriva l'illusione egoica: asmitâ. Quale illusione? Anzitutto confondere il nostro corpo, perituro, il nostro aspetto fisico, la nostra identità, l'appartenenza a un ceto sociale, il successo o l'insuccesso con la sola realtà rispetto alla quale misurarsi.
Non è così. Ciò che afferma la tradizione è ben diverso: ogni individuo è unico ed è la manifestazione stessa del Divino. Se fossimo costantemente consapevoli di questa verità, ogni cosa ci apparirebbe come di fatto è: infinita. A cominciare da noi stessi.
Dall'illusoria identificazione della nostra realtà autentica con un «io», e dunque dalla paura di vederlo non gratificato o sminuito, sorge l'attaccamento, râga: «poichè la vita è breve, godiamocela» - così spesso si pensa - e cerchiamo di non mollare la presa sui nostri affetti, sui nostri possedimenti, sulle idee, sui desideri...
In tal modo, gli attaccamenti generano l'illusione di poter ripetere all'infinito le esperienze piacevoli, salvo poi sperimentare la frustrazione quando ci si rende conto dell'autoinganno. Nel frattempo, mancando di un'adeguata preparazione spirituale, si sarà prodotta un'opprimente quantità di karman che si potrà smaltire solo nel tempo dell'ascesi e con ferrea volontà.
Ma c'è anche un altro elemento che deriva dall'illusione: dvesha, la repulsione. Quello che i bambini, oggi, definiscono con un'espressione assai diffusa: «Che schiiiifo...!». Forse una visione appena più aperta da parte degli educatori potrebbe spegnere sul nascere questa corsa all'accrescimento dell'ignoranza, ritoccando ciò che è un potente fattore di incatenamento agli aspetti più dolorosi della Vita.
L'esperienza spiacevole, se non è correttamente interpretata come occasione di avanzamento spirituale, rimane infatti quella che è, dunque ripetibile all'infinito senza possibilità di riscatto. Si aggiungono così altra ignoranza, illusione, paura, violenza.
Lisetta Landoni (www.yoga.it)
Tuesday, May 06, 2008
EMERGENZA BIRMANIA: Save the Children sta distribuendo i primi aiuti a 10.000 persone
Conto corrente “AGIRE”:Codice IBAN: IT 20 C 02008 01768 000041106582Causale: "Emergenza Birmania Myanmar "
POSTA
Conto Corrente Postale n. 85593614intestato ad "AGIRE - Agenzia Italiana Risposta Emergenze"c/o ActionAid Via Tevere 20 - 00198 RomaIBAN: IT-79-U07601-03200-85593614
Foto: Wikipedia
In esclusiva per La Repubblica.it, le foto scattate dagli operatori di Save the Children a Myanmar:http://www.repubblica.it/2006/05/gallerie/esteri/save-the-children-photo/1.html
Saturday, May 03, 2008
Ci piace!
Se 11 anni fa un Caparezza tutto ciglia e niente capelli ci "deliziava" con una canzoncina che recitava "ed è dolce come panna l'eco della ninna quando vado a nanna", il Primo Maggio ci ha mostrato un Caparezza elettrizzato, che con la sua energia ha fatto saltare migliaia di ragazzi in piazza San Giovanni, facendo sentire tutte le persone comuni degli "eroi". Stipendio dimezzato, vita da operaio, precari, il quotidiano combattere per la pensione, la sopravvivenza al mestiere ... Michele è sempre più impegnato e gioca in maniera più che intelligente con concetti e parole. Riesce a mettere in rima glorie e malanni della nostra società, denuncia e s'indigna e nello stesso tempo fa saltare e ballare migliaia di persone.
Una bella capa ... ehm ... testa!
Primavera
La sentite? E' nell'aria! E' l'odore della primavera, della terra umida, che lavora incessante per produrre i nuovi fiori, i frutti freschi. Dei fiori che sbucano prepotenti a nuova vita e colorano giardini, aiuole e terrazzi. Dei frutti profumati che abbondano nei mercati.
E finalmente maglioni, sciarpe, stivali e giubbotti vengono relegati nelle zone più impervie ed inacessibili degli armadi "state lì, tranquilli, in letargo per i prossimi mesi!".
Si scoprono le gambe, si accorciano pantaloni e gonne, si aprono i bottoni, la pelle respira. L'aria dei primi giorni di primavera è magica; all'irrefrenabile voglia di uscire e di vivere, si affianca un senso letargico che ci fa sentire stanchi ed assonnati.
Che bel paradosso, questa primavera.
Tuesday, April 29, 2008
Wednesday, April 09, 2008
Quando dico che non è così il mondo che vorrei ...
Li guardo un po' dal difuori. Ho l'impressione che gli Italiani siano poco genuini. Davvero recitano, costantemente, una parte. Un paese-teatrino, dove le persone devono per forza essere belle, brillanti, ricche e CONNESSE. Ah, le connessioni. "Dimmi chi frequenti e ti dirò chi sei".
Non c'è spazio per il silenzio, le pause, la pacata gentilezza, la riflessione. Gli Italiani hanno paura che un secondo di silenzio diventi un baratro vuoto che possa mettere a nudo le loro debolezze, il fatto che non tutti siamo belli, potenti e ricchi. Eppure l'umanità è intensa in tutte le sue sfumature. Che sarebbe bello potessimo vedere, e che vedremmo se non fossimo costantemente accecati dalle luci del palco dal quale ci ostiniamo a non voler scendere.
Wednesday, April 02, 2008
Thursday, March 20, 2008
Wednesday, March 12, 2008
Mattina, stazione Termini di Roma.
La gente ha fretta. La gente non ha tempo. Corre, si affanna. Parla concitata al telefono, alle otto del mattino è già arrabbiata, nervosa, irritabile. Sul piazzale della stazione tutti corrono trascinandosi dietro le code moderne, quelle mostruose quanto utilissime valigie con le rotelle, chiamate trolley o carry-on. C'è chi sbocconcella una briosce di fretta, chi guarda assiduamente l'ora. Chi si guarda in giro smarrito, ed irrita chiunque lo trovi, ostacolo lento e fastidioso, sulla propria strada.
Ci sono gli stranieri con la faccia da turista e gli stranieri con la faccia da teppisti. Ci sono i Giapponesi, quelli non mancano mai. Le mille lingue diverse, sussurrate al compagno di viaggio o vomitate nella plastica di un telefonino, vengono sopraffatte dalla pubblicità degli schermi, posizionati ovunque, che rendono gli uomini tutti uguali davanti all'acquisto, homo homini consumatore. E poi c'è lui, il ragazzo sorridente che ogni mattina distribuisce instancabile le sue copie del giornale di strada gratuito, un tocco di umanità nel marasma collettivo.
Tuesday, March 11, 2008
Bambini di strada
Questo è il disegno fatto da un bambino egiziano che vive sulla strada. I bambini di strada non hanno una casa, e vivono nei posti più disparati, dai marciapiedi alle aiuole, dalle discariche alle fogne. Una piccola ONG del Cairo, una delle tante del mondo in via di sviluppo, si occupa di cercare questi bambini, entrare nel loro mondo ed aiutarli a crescere. Quando ci sono stata, mi son trovata davanti bambini che erano davvero dei piccoli uomini. Con lo sguardo dritto e l'atteggiamento sicuro e navigato. Se avessero avuto barba e baffi, sarebbero sembrati caricature in miniatura dei loro padri. E invece avevano in mano un pennello e dipingevano il mondo con tratti incerti ma colori vivaci.
Perchè le cose, un bambino le guarda attraverso i suoi occhi, ancora liberi dalle incrostazioni e dei veli del mondo e della vita.
Saturday, March 01, 2008
Nell'avvilimento non c'è posto per l'incanto.
Una frase di Aldo Grasso sul Grande Fratello mi piaceva come titolo di questo post, che intende in realtà parlare di tutt'altro. Ciò di cui vorrei parlare sono i mendicanti. Che voi viviate a Nord o a Sud nel mondo, troverete sempre qualcuno che vi chiederà dei soldi. Ci sarà chi vi chiederà un euro per raggiungere la somma necessaria a comprare un biglietto del treno, chi chiederà soldi per mangiare o per curare un bambino o un cane. Chi vi chiederà il carrello all'aeroporto o al supermercato (che di solito si prende introducendo una moneta, rilasciata poi quando il carrello viene rimesso al proprio posto), chi vi mostrerà una ferita aperta, chi vi mostrerà un bambino in apparenza addormentato, in realtà drogato affinchè non pianga.Il business dei medicanti è in genere redditizio, e mai lasciato al caso. Un articolo pubblicato dal Daily Mail dell'aprile 2007, mostrava che un mendicante di Londra arriva a guadagnare anche 280£ al giorno (circa 367 euro). Esentasse. Spesso i clan (uso questa parola in termini molto generali) si spartiscono il territorio, sguinzagliano donne, anziane, bambini e malati, braccio operativo del gruppo, nelle zone più strategiche, vicino alle stazioni o agli hotel a cinque stelle, alle chiese o alle moschee, vicino ai bancomat o all'ospedale. I proventi vengono poi spartiti, probabilmente pochi denari resteranno in tasca a chi è stato seduto a terra tutto il giorno. Ci sono casi, soprattutto nei Paesi in via di sviluppo, in cui arti vengono amputati o distorti apposta, per provocare compassione: quella del mendicante diventa così una professione a vita. Leggetevi "Il vicolo del mortaio" di Mahfuz, che descrive proprio una situazione del genere.
Sfruttamento, delinquenza. Molto spesso vittime di tutto ciò sono i bambini, costetti dalle famiglie a stare per strada, a comportarsi in modo da suscitare compasione e sollecitare il passante a mettere mano al portafoglio.
Certi nostri comportamenti incitano inconsapevolmente alla delinquenza. Spesso dare soldi per strada alimenta un business perverso, che sfrutta gli individui più deboli privandoli dei loro diritti. I bambini che vedete per strada a Milano, Roma, Cairo o Nairobi, dovrebbero essere a scuola. E' un loro diritto.
Spesso comprare le imitazioni delle borse o degli occhiali firmati per strada alimenta un giro criminale, in cui chi guadagna usa manodopera a basso costo, e gudagna in nero.
Etico è pensare alle conseguenze delle nostre azioni, non fare ciò che al momento ci sembra più facile. Se un bambino fa pena, aprire il portafoglio e lasciar cadere una moneta nella sua mano farà star bene la vostra coscienza, ma non quel bambino.
Dice un saggio indiano: la via giusta è sempre quella più tortuosa.
Sunday, February 17, 2008
Microcredito, moda e musica

Grande battage pubblicitario per la nuova istituzione di microfinanza finanziata dal gruppo Benetton (sì, proprio quello che delocalizza la produzione dei propri capi nei Paesi in via di sviluppo, per risparmiare un po' sui costi, soprattutto della manodopera..) e nata su iniziativa del cantante senegalese Youssou Ndour.
Come recita il sito dell'incredibile e di sicura efficacia campagna pubblicitaria, Africa Works –questo il claim della campagna realizzata da Fabrica, - presenterà in tutto il mondo attraverso affissioni e stampa, a partire dal febbraio 2008, le immagini di lavoratori senegalesi che, grazie a finanziamenti dedicati, hanno avviato piccole e produttive attività imprenditoriali. Ritratti dal fotografo James Mollison con i loro strumenti professionali su un fondale neutro, questi lavoratori- tra i tanti, un pescatore, un imbianchino, un musicista, un gioielliere, una contadina, un sarto, due venditrici di tessuti, un boxeur – diventano, da figure quotidiane, i simboli concreti di un’Africa che attraverso la dignità del lavoro combatte la povertà, propone uno sviluppo equo, valorizza le proprie ricchezze, ridiventa artefice del suo futuro.
L'istituzione non è ancora avviata e già si parla di successo, raccontando le classiche "success stories" che accompagnano ormai da anni ogni articolo sul microcredito che si rispetti: tasso di restituzione del 98%, grande impatto sociale, sviluppo della microimprenditoria e così via. Nulla di nuovo sotto il sole per chi, come me, si occupa da secoli di microfinanza. Singolare è il gruppo di artisti che si sono uniti a Youssou Ndour, come Patty Smith e gli italiani Francesco Renga ed Irene Grandi. Eccoli tutti insieme a cantare per il microcredito e a posare sorridenti nello scenario senegalese per la copertina della rivista Vanity Fair (che a fine articolo ringrazia Emporio Armani per gli abiti indossati da Francesco e D&G e Ferrè per quelli indossati dalla Grandi).
Insomma, capite quale sia qui il mio punto. Ben venga una nuova istituzione di microcredito che aiuti la piccola imprenditoria e l'autosviluppo in Senegal. Va bene anche la diffusione dei principi della microfinanza, ivi inclusa la storia del premio nobel Younus, ormai universalmente riconosciuto come il padre della microfinanza. Ma attenzione: la microfinanza è uno strumento di sviluppo delicato e va trattato con professionalità. Le istituzioni sono sempre in bilico tra il loro obiettivo di sviluppo sociale e la propria sostenibiltà finanziaria, un'istituzione non sostenibile è di fatto un fallimento che può portare a danneggiare più che ad aiutare una comunità. Se tale equilibrio non è mantenuto, le istituzioni possono trasformarsi in capestro (anche involontario) per i poveri, portando a fenomeni estremamente preoccupanti quali il suicidio per debiti dei beneficiari/clienti.
Non sono contraria alla campagna in sè, ed al coinvolgimento di volti noti (soprattutto se Africani) ma la microfinanza esiste da tempo e il rigurgito di concetti imbelletati dalle foto colorate in pieno stile United Colors mi ha davvero colpita. Cercherò di tenere d'occhio l'andamento di questa istituzione. Mi incuriosisce davvero. Se lo volete fare anche voi, il link è www.birima.org
Saturday, February 09, 2008
Wednesday, January 30, 2008
Che mondo sarebbe senza Internet
Un cavo danneggiato, forse a causa del maltempo, tra la Sicilia e l'Egitto e il danno è fatto. Ieri il Paese è rimasto quasi totalmente isolato dal punto di vista virtuale. Impossibile collegarsi ad Internet, il 70% della rete era bloccato. Piccole crisi di panico, esaurimento delle cariche dei telefonini (in assenza di Skype), ma anche la riscoperta di attività alternative, come la sana e vecchia chiacchierata, che in molte delle nostre case è ormai stata sostituita dalla "chattata".
Per noi non è davvero possibile vivere senza Internet.
Monday, January 28, 2008
Piove guarda come piove..
Forse l'Egitto è davvero un po' triste che ce ne stiamo andando. Persino Ahmed, che ci sta aiutando nel trasloco, mi ha detto appena l'ho chiamato: "Ci mancherai". Me l'ha detto senza neppure conoscermi, il solito atteggiamento egiziano. Sarà. Ma in questi giorni piove, fa freddo e tira un vento pungente e malinconico. Sto pensando che l'Egitto tutto sommato sarebbe stato felice se fossimo rimasti, ma non è riuscito, nonostante tutto, a trattenerci.
Torna dopo due
anni l'Africa Cup. E l'Egitto impazzisce. In Ghana, la nazionale egiziana colleziona vittorie schiaccianti, contro squadre come il Sudan, battuto l'altra sera con un 3 a 0. E mentre i giocatori non si lasciano scappare la ghiotta occasione di fare un po' di sana propaganda sollevando la maglietta ufficiale per mostrarne una che, in arabo ed inglese, grida il supporto alla causa palestinese, la Pepsi, sponsor ufficiale, distribuisce gadget in giro per la città, assordando di colori e suoni gli sventurati avventori dei caffè ed aumentando sensibilmente i propri introiti.
Tra suoni di tamburi e bandiere colorate, danze esotiche l'Africa Cup of Nations risveglia gli animi del continente nero, ma non solo. L'evento manifesta il suo profondo spirito africano: giocatori che non si presentano alle partite perchè affetti da malaria, partite che iniziano in ritardo perchè il bus che trasporta i giocatori è caduto in una buca dell'asfalto, cautela nell'evitare lo scambio di magliette con altre squadre, viste le scorte limitate. E ancora, lo stadio mezzo vuoto per l'assenza di biglietti da vendere, non pervenuti in tempo dalla capitale, black outs, ma anche la voglia di un continente di esprimere la propria identità, in qualche modo.
Come commenta tale Maged Ali Hassan, egiziano, sul sito della BBC: " I think that the Africa Cup of Nations unites a lot of people. When I see an African walking by me in the streets of Cairo, sometimes I ask them what team do they support and they tell me (Sudan, Ivory Coast...) and then we just start to argue a little bit, and then laugh and stuff. I do feel more like an African than an Egyptian, because the whole world is watching the Games, and they are watching all teams, not just Egypt.The way in which these countries perform in the tournament attracts the world and makes them see that we have talent and skill. Each team is unique in its own way".
Thursday, January 24, 2008
E' venuto il momento di andare ...
Il segnale è stato chiaro: non appena sbarcata dall'aereo che mi portava da Vienna al Cairo, ho sentito prepotentemente i sintomi di un herpes sul labbro. E allora ho capito. E' giunto il momento di lasciare l'Egitto. Beh, ammetto che non si tratta di una novità. E' da un po' che riflettiamo di lasciare il Medio Oriente verso lidi più puliti ed organizzati. Il Medio Oriente è una zona difficile, instabile e nel quotidiano, frustrante. La maggior parte delle volte le cose vengono fatte con superficialità e scarsa professionalità. Ne risulta un agglomerato umano caotico, impolverato, disorganizzato, incasinato che nel medio-lungo periodo, può davvero essere stancante. Ciò non toglie che io sia estremamente orgogliosa di quest'esperienza, che mi ha aperto finestre su un mondo ai più sconosciuto in Europa, finestre dalle quali ho potuto sbirciare, vedere ed osservare, imparando moltissimo sull'uomo e sul mondo.
Ora di preparare gli scatoloni, vendere i piccoli elettrodomestici, organizzare un viaggio in aereo con due gatti. Questi sono i giorni in cui la gioia di tornare finalmente a casa si mescola con l'ansia del nuovo e dell'ignoto, in cui si sa che le piccole, care abitudini quotidiane verranno sostituite per sempre da nuovi riti, in un nuovo luogo. Cadono le piccole certezze e il passo si fa tremante.
E' il miscuglio di emozione e paura, la voglia di ricominciare e la paura di non farcela, di dimenticare qualcosa, di perdere l'aereo, di non trovare una nuova casa ...
Eppure il mondo è pieno di esseri umani che migrano, si spostano, si adattano, ma soprattutto vivono.
Wednesday, January 23, 2008
Copenhagen
Copenhagen, città delle fiabe, aria rarefatta e birra nobile e divina. Lì non ti senti in colpa ad ingurgitare un wurstel farcito per strada, anzi ne mangi volentieri pure un altro, tanto il freddo brucia le calorie.
Poi ti viene sete, una sete che solo una birra fresca e gustosa può placare. Copenhagen è deliziosa nella sua anima. Anche la periferia che si estende per kilometri con piccole e gentili villette è bella e pulita. Anche la città degli hippie, Christiania, che pulita non è, non fa paura ma sembra il ritratto naif di una comunità di balordi. I treni puntuali con tanto di macchinetta del caffè sono davvero il massimo, così come le piste ciclabili, segno di grande civiltà e senso civico.
Le mie impressioni fotografiche? Le trovate sia qui che qui.







