Wednesday, April 11, 2007

Cipro


Entrare a Cipro mi ha dato una gioia immensa. "Ingresso EU", finalmente un che di Europeo, dopo 4 lunghi, lunghissimi mes in Medio Oriente. Le strade dall'aeroporto di Larnaca all'hotel sono belle nuove, scorrevoli e pulite. Un vero piacere. L'hotel è uno dei più belli dell'isola, bianco, sobrio e pulito, immerso nel verde della riserva naturale di Capo Greco. Aria pura, cielo e mare blu, niente smog nè polvere. Sono finalmente rilassata.

La capitale di Cipro, Nicosia, mi ricorda un po' Beirut. Ai miei occhi è molto più orientale che europea, a parte la via dello shopping che raggruppa Gucci e Benetton, Mango e Zara e tutte le grandi marche. C'è tensione nell'aria, è una città che ancora soffre. Il muro che divide la zona greco-cipriota da quella turca è ancora lì, un po' rimesso a nuvo con barricate di metallo, un po' lasciato a sè, tra sacchi di sabbia. La zona vecchia è martoriata. Edifici tristi e a pochi metri da Starbucks e McDonald's, dietro un paravento, la parte fantasma della città, con case sventrate e insegne arrugginite, a penzoloni. Sento il senso di malessere che provavo a Beirut. Qui non è ancora finita. Nella zona turca, lontana, svettano i bianchi minareti. E la gente piange ancora i propri morti, gli sfollati e i desaparecidos. Migliaia di greco-ciprioti scomparsi, uccisi, cacciati. E un muro che divide come una ferita profonda a non ancora rimarginata, ma pronta a sanguinare da un momento all'altro.

"Dall'altra parte è come passare in un paese in via di sviluppo, sono fermi agli anni '70" ci dice una donna non lontano dal checkpoint che conduce a Famagosta, la "città fantasma". Famagosta venne attaccata e succesivamente occupata dall'esercito turco durante l'invasione dell'isola da parte della Turchia nel 1974 e i suoi abitanti greco-ciprioti fuggirono senza più farvi ritorno. Come conseguenza dell'invasione gran parte delle parti moderne dell'epoca vennero abbandonate, diventando una zona militare non accessibile, che persiste ancor oggi. Questa parte della città viene spesso descritta come una "città fantasma", rimasta come congelata nel tempo, con grandi magazzini pieni di vestiti ormai passati di moda e alberghi ancora pienamente equipaggiati.

"Io ci sono andata una volta, per curiosità. Non ci tornerò mai più", continua la donna. Ripenso a lei mentre percorriamo la linea verde che divide l'isola con filo spinato e torrette militari e le bandiere greca e turca che gareggiano a quale delle due si gonfierà di più al vento, fiera ed orgogliosa. Il rosso e la mezzaluna della Turchia, il blu e la croce della Grecia. Così vicine e così lontane.
E' un po' l'impressione che mi sto facendo di tutta la costa Est del Mediterraneo. A volte infatti Nicosia mi ricorda anche Sarajevo: l'architettura, i sapori, la voglia di vivere nonosante tutto. Di sedersi a un caff e sentirsi "fighi", ma soprattutto vivi. E anche qui si mescolano immagini nella mia mente e sapori nella mia bocca: il pane pitta è come quello che si mangia a Sarajevo con i cevapcici, solo che qui come in tutto il Medio Oriente si mangiano anche tahina e i vari mezzah, kebab, foglie di vite riempite di riso, cous cous e bulghur. Qui certo il vino è più abbondante, buono e fresco che al Cairo o Amman, ma i gusti sono molto simili.
Così vicini e così lontani questi popoli.

Per vedere le foto, cercate la cartella Cyprus nella mia gallery.

1 comment:

yr neibah said...

great photos Chiara :)))